Lettera E. Barba x Orto

PER L’ ORTO DEI FRUTTI DIMENTICATI

Carissimi Lina e Renzo,

vi sono grato per il vostro orto. Orti e giardini esistono solo finché vi sono persone che vi lavorano con assiduità e pazienza. Finché qualcuno li protegge dal degrado.

Orti e giardini non sono spazi naturali. Naturale è il degrado. Nei luoghi degradati si sente l’alito della Vergogna. Non per ciò che si deforma e trasforma, ma per chi l’ha lasciato solo, sulla china delle sue metamorfosi.

Dimenticare è naturale. I frutti dimenticati appartengono all’ordine delle cose, così come non è naturale camminare in piedi invece che a quattro zampe. Ricordate quel Maestro scomparso che nella pura azione mimica di alzarsi da una sedia scopriva la ribellione e la dignità dell’Uomo?

In fondo l’intera arte e l’intera scienza del teatro potrebbero apparirci come una lotta elementare contro la Vergogna. Questa nobile, infantile, trascendente vergogna per l’esser fatti così come siamo.

Quest’anno orti e giardini, qui in Danimarca, sono tornati a coprirsi di neve. Approfittando dei piaceri dell’immaginazione, mi sposto presso di voi. Mi siedo qualche minuto ai bordi del vostro orto. Avete fatto bene a dedicarlo a Claudio Meldolesi.  Era una persona austera. Come mai ora sorride con occhi indifesi?

Vi abbraccio,

Eugenio Barba

Holstebro marzo 2010