E. Barba per Guerra

Eugenio e Tonino

Peccato, non esserci incontrati prima!

E’ strano che questa esclamazione non mi sia venuta sulle labbra, quando mi sono voltato indietro a meditare sulle ore passate con Tonino Guerra. Ci siamo visti per la prima volta, questa primavera, al Teatro Ridotto di Renzo Filippetti. Non conoscevamo in anticipo le facce l’uno  dell’altro. Restammo a parlare da soli aspettando l’inizio dello spettacolo. Avevo la sensazione d’una amicizia radicata nel nostro passato, saldata sin dal periodo della giovinezza. Ma come se né l’uno né l’altro lo sapesse, come se l’avessimo dimenticata, o meglio, conservata nell’oblio.

Ci sono molte storie fantastiche che raccontano un amore che vive e cresce nell’oblio  e d’improvviso si risveglia, con tutta l’energia del suo passato alle spalle. Ma senza il peso dei ricordi, il rischio dei rimpianti e della nostalgia, i fantasmi di quel che eravamo e quel che siamo diventati. Solo il piacere del risveglio, tu ed io, abbastanza avanti negli anni.

Sei capace, per una lunga e sapiente fatica, di vivere nella terra di nessuno che sta fra la favola e la realtà. E’ un esilio conquistato, quel mondo che alcuni chiamano anima ed altri poesia. E che coloro che credono nella vittoria chiamano illusione.

Che fortuna incontrarti, vecchio amico, quando é tardi, ed insieme possiamo solo sognare ad occhi aperti, immaginarci tutto quello che avrebbe potuto essere sotto il cielo di pietra che non si lascia scalfire.

C’é una fede anche per noi miscredenti.  Quel che ci accomuna. Ma rimane in vita purché non la si nomini, nè agli altri nè a noi stessi. Parliamone parlando d’altro, Tonino. Finalmente è abbastanza tardi per potercelo permettere. E non ci sfiori il pensiero che sia troppo tardi.

Eugenio Barba

Caulonia, giugno 2005

Eugenio Barba, Tonino Guerra, Renzo Filippetti

Eugenio Barba, Tonino Guerra, Renzo Filippetti