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	<title>Teatro Ridotto</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>Seminario con Lina Della Rocca</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 11:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lina</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA["Dentro la miniera dell'attore" seminario pratico sul lavoro dell'attore. Allenamento fisico e vocale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><strong>11/15 Novembre 2010  ore 17-2<em>1</em></strong></h2>
<h2 style="text-align: center;"><em><strong>&#8220;DENTRO LA MINIERA DELL&#8217;ATTORE&#8221;</strong></em></h2>
<p style="text-align: center;"><strong>Seminario pratico sul lavoro dell’attore, allenamento fisico e vocale</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong><strong>Tenuto da Lina Della Rocca – Teatro Ridotto</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(</strong><strong>dal 1989 – allieva di Iben Nagel Rasmussen dell’Odin Teatret</strong><strong>)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-572" title="Iben Nagel Rasmussen e Lina Della Rocca " src="http://www.teatroridotto.it/spettacoli/wp-content/uploads/Lina-e-Iben1.jpg" alt="Iben Nagel Rasmussen e Lina Della Rocca " width="276" height="428" /></p>
<p><strong>A conclusione del seminario è prevista una selezione per chi è interessato alla partecipazione al progetto “Il Filo dei Venti” (vedi sotto)</strong></p>
<p><strong>Dentro la Miniera dell’attore</strong><strong> </strong></p>
<p>Quello che si cerca in questo seminario non è tanto di &#8216;insegnare&#8217; semplicemente delle tecniche, quanto di aiutare i partecipanti a ri-conoscere alcuni principi basici che regolano il &#8216;bios&#8217; scenico dell&#8217;attore e il suo comportamento nel campo della ricerca pre-espressiva. La base del lavoro è costituita dall&#8217;adattamento di alcuni principi pratici di lavoro, sintetizzati in lunghi anni di ricerca, alle esigenze personali e alle possibilità dei partecipanti.<br />
Il programma di lavoro comprende una esplorazione del &#8220;mondo pre-espressivo&#8221; dell&#8217;attore del quale il &#8220;training&#8221; è la manifestazione visibile. Il training fisico è costituito da differenti &#8220;forme-allenamento&#8221;, per così dire: la &#8220;Danza del vento&#8221;; il&#8221;Samurai&#8221;; la &#8220;Geisha&#8221;; il &#8220;Verde&#8221;, il &#8220;Lanciare e tirare&#8221; ecc., attraverso le quali si possono scoprire le diverse &#8220;qualità dell&#8217;energia&#8221; e i diversi modi di utilizzarla nello spazio. La &#8220;danza del vento&#8221; é un lavoro basato sulla proiezione dell&#8217;energia; attraverso di essa si cerca anche la leggerezza del corpo. Il &#8220;Samurai&#8221; é basato sull&#8217;energia forte; il &#8220;Lanciare e tirare&#8221; parte da esercizi tecnici precisi, con i quali si attraversano differenti &#8220;livelli&#8221; posturali del corpo: in questo modo si ottengono figure da esplorare per un uso drammaturgico.<br />
Il lavoro del seminario sarà integrato da una sezione sul lavoro vocale, che affronterà la ricerca dei &#8220;risuonatori&#8221; basici e dei diversi modi di utilizzare la voce. Il seminario sarà condotto da Lina Della Rocca attrice del Teatro Ridotto.</p>
<p><strong>Costo del seminario 160€ a partecipante</strong><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Il Filo dei venti</strong></p>
<p>Il progetto il Filo dei Venti si pone come compito la trasmissione di un’esperienza e di un sapere teatrale, esso si svolge nell’arco di un anno, ed é rivolto principalmente  a persone che vogliono imparare il lavoro dell’attore attraverso l’acquisizione  di tecniche di allenamento fisico e vocale e la creazione di partiture drammatiche e figure teatrali. A questo progetto si collega il lavoro fatto da Lina sul corpo e sulla voce, volto a creare una memoria fisica e un comportamento scenico.</p>
<p>Fisicità dunque, legata alla coscienza del fare, fuori dalle mode e dentro le emozioni, ricordando quello che diceva Copeau “prima di fare bisogna essere”.</p>
<p>Il seminario non prevede un costo ma si tratta di un baratto tra i partecipanti ed il Teatro Ridotto. In cambio del lavoro sulla formazione dell’attore i partecipanti, in base alle loro capacità e conoscenze, svolgeranno delle attività per il Teatro Ridotto.</p>
<p><strong> </strong><strong><br />
</strong><strong>Per Informazioni su iscrizioni e modalità di pagamento contattare il Teatro Ridotto via mail <a href="mailto:teatroridotto@gmail.com">teatroridotto@gmail.com</a> oppure telefonicamente al 051/402051</strong></p>
<p>Il TEATRO RIDOTTO si incaricherà di organizzare il ritorno a Bologna per i partecipanti che ne avranno bisogno. Si prega di comunicarlo al momento dell&#8217;iscrizione</p>
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		<title>Finestre sul Giovane Teatro</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 12:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lina</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Saranno in scena per tre giorni consecutivi tre gruppi per dare visibilità ad un teatro che non ha molte possibilità di mostrarsi e creare l'occasione per un confronto tra i diversi gruppi partecipanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="display: none;">Solo un altro blog targato WordPress</div>
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<h2>Dal 21 al 23 aprile 2010</h2>
<p><strong>21 aprile ore 21.00</strong> Rita Superbi e Gruppo Wadaiko<em> </em>Spettacolo / dimostrazione di lavoro con i <em>Tamburi Giapponesi</em></p>
<p><strong>22 aprile ore 21.00</strong> <strong><em>Il mondo alla rovescia</em></strong> Gruppo Laboratorio “Zona Creativa” – Teatro Nucleo</p>
<p><strong>23 aprile ore 21.00</strong> <strong><em>Solo in un grottesco</em></strong> Brincadera Teatro<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong>parteciperà al progetto anche il  <strong>Teatro Ridotto – Filo dei Venti</strong></p>
<p>Un progetto dedicato ai giovani gruppi per dare visibilità ad un teatro che non ha molte possibilità di mostrarsi e creare l&#8217;occasione per un confronto tra i diversi partecipanti. È di fondamentale importanza riprendere le &#8220;vecchie abitudini&#8221; degli incontri di <em>scambio di lavoro</em> al di là delle rappresentazioni; la parte che precede la realizzazione di uno spettacolo, che è appunto l&#8217;allenamento dell&#8217;attore, è un momento fertile per la trasmissione di nuovi stimoli e per lo scambio di esercizi di svariate provenienze.</p>
<p>Gli studenti interessati a seguire come uditori il lavoro di training dei gruppi partecipanti, che si svolgerà dalle 10.00 alle 14.00, possono fare richiesta al Teatro Ridotto che organizzerà il trasporto con navetta dalla Stazione Centrale di Bologna (partenza ore 09.00).</p>
<p>È necessaria la prenotazione, la partecipazione è gratuita e a numero limitato.</p>
<h2 style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-552" title="Finestre sul giovane teatro 2009" src="http://www.teatroridotto.it/spettacoli/wp-content/uploads/PC110063-1024x768.jpg" alt="Finestre sul giovane teatro 2009" width="368" height="277" /></h2>
<h2>GIOVANE TEATRO</h2>
<p><strong>Finestre sul Giovane Teatro</strong></p>
<p>Finestre perchè li guardiamo da fuori?<br />
Finestre perchè le porte rimangono sempre chiuse?<br />
Finestre perchè li guardiamo comodi dal davanzale e poi rientriamo ai nostri affari casalinghi?</p>
<p>E giovane teatro?<br />
Solo perchè siamo un paese vecchio, nelle sue istituzioni e nei suoi pensieri organizzati?</p>
<p>Gli amici del Teatro Ridotto invece ci tengono alle loro porte aperte, alle relazioni che da ormai più di 25 anni hanno con il mondo degli studenti universitari, con chi si affanna a creare scena continuando a dedicare tempo alla formazione attoriale e drammaturgica, spesso in angoli nascosti dei continenti; per questo le loro finestre non sono una vetrina e neanche un concorso a premi, per quanto senza le une e gli altri non avremo conosciuto molto del miglior teatro degli ultimi 10-15 anni.</p>
<p>Non sono vetrina perchè il Teatro che li ospita non se ne appropria per metterli in mostra, ma li riconosce come interlocutori, come chi vuol vedere gli attrezzi di giovani falegnami.</p>
<p>Saranno in scena per tre giorni consecutivi tre gruppi che non hanno moltissimo in comune, se non l’instabilità tipica delle nuove formazioni teatrali, sempre più precarie nelle forme organizzate quanto decise nella comunicazione artistica. Non abbiamo intravisto codici comuni se non l’antico sforzo di sperare in un rapporto fertile tra creatività/formazione e territori, oppure nella comune necessità di incontrare maestri e tecniche della scena senza presunzione di rottura perenne e contemporaneamente evitandone l’emulazione estetica.</p>
<p>Tre giorni di confronto, di incontro e di curiosità per segnali di fertilità che uno spazio come la Casa delle culture e dei teatri vuol continuare a dare alla città, in una città che sta ancora cercando, a 10 anni da Bologna 2000 una politica culturale in cui creazione artistica e servizio pubblico camminano insieme, soprattutto in un sistema teatrale in cui vi è la necessità di ricontrattare spazi e ruoli per artisti e operatori tanto nella dimensione artigianale quanto in quella imprenditoriale.</p>
<p>Il teatro delle nuove formazioni è linfa per gli spazi della scena bolognese, non pericolo; è attività necessaria di un progetto di stagione non data aggiuntiva dai costi pagati da altri.</p>
<p>Instabilità, avversità, rogo …non possono certo spaventare un pubblico che sta convivendo con il terremoto!</p>
<p>Fabio Abagnato</p>
<p>(scritto in occasione della prima edizione di “Finestre  sul Giovane Teatro” – 2009)</p></div>
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		<title>Gruppo Zona Creativa &#8220;Il mondo alla rovescia&#8221;</title>
		<link>http://www.teatroridotto.it/spettacoli/2010/04/06/gruppo-zona-creativa-il-mondo-alla-rovescia/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 11:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lina</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[ Cinque storie provenienti da tradizioni e culture diverse si fondono nella poetica di un linguaggio trasversale le cui radici affondano nella memoria profonda dell'essere umano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">Teatro Nucleo</p>
<p align="center">Teatro Julio Cortazar</p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>IL MONDO ALLA ROVESCIA</strong><strong> </strong></p>
<p align="center"><em>Gruppo Laboratorio ZONA CREATIVA</em></p>
<p align="center"><em>Diretto da Natasha Czertok e Andrea Bartolomeo </em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Lo spettacolo.</strong> Cinque storie provenienti da tradizioni e culture diverse si fondono nella poetica di un linguaggio trasversale, che offre a tutti la possibilità di una lettura intima e allo stesso tempo universale di quei racconti che nascono in seno a diversi popoli e le cui radici affondano nella memoria profonda dell&#8217;essere umano. La ricerca di un linguaggio dalle antiche risonanze, che possa evocare sentimenti nascosti e stimolare la riflessione sulla vita, la diversità, il conflitto e l’importanza della memoria.</p>
<p><em> </em></p>
<p align="center"><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Il Laboratorio.</strong> Questo spettacolo nasce da un laboratorio teatrale incentrato principalmente sul training fisico e vocale, e sull’apprendimento di diverse metodologie legate all&#8217;espressione teatrale e pratiche di elaborazione creativa. Il lavoro sviluppato al suo interno attraversa i temi della diversità, dell&#8217;identità individuale e collettiva, accompagnandoli da una costante riflessione sulla realtà circostante. Oltre alla creazione dello spettacolo questo lavoro ha portato, allo sviluppo della consapevolezza, nei partecipanti, che in questo mondo in continua trasformazione il teatro può aiutare a cambiare, sempre partendo da sé stessi.</p>
<p><strong> Spettacolo in scena il 22 aprile 2010  ore 21.00</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Brincadera Teatro &#8220;Solo in un Grottesco&#8221;</title>
		<link>http://www.teatroridotto.it/spettacoli/2010/04/06/brincadera-teatro-solo-in-un-grottesco/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 11:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lina</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Serviva Cèline per uno spettacolo privo di pessimismo, senza storia, sgrammaticato. “Mi trovo bene solo in un grottesco ai confini della morte”, scrisse a Léon Daudet...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><em>regia</em></strong><em>:<strong> </strong></em><em>Giuseppe Goisis<strong> </strong></em></p>
<p align="center"><strong><em>con</em></strong><em>:<strong> </strong></em><em>Alfio Campana, Lara Angioletti, Nicola Cazzalini, Margherita Tassi <strong></strong></em></p>
<p>Louis-Ferdinand Céline fu il <em>nom de plume</em>, tratto dalla nonna materna tanto amata. Quello vero era Louis Destouches. Nato nel 1894, arruolato che combatté contro i tedeschi, dirigente di una piantagione di cacao in Camerun, medico nei rioni dissestati di Parigi, conferenziere per la Società delle Nazioni, pieno di debiti quando, nel 1929, scrisse il suo libro più famoso, <em>Viaggio al termine della notte</em>, per la piccola casa editrice di Robert Denoël e Bernard Steele.</p>
<p>La sua controversa e scandalosa figura ci fu indispensabile.</p>
<p>Serviva Cèline, infatti, per un sentimento furioso e sordido della morte, cinico e pietoso, allucinato.</p>
<p>Serviva Cèline per restare fedeli a un’onesta cognizione sul campo del dolore e non smettere di sperare, inquieti e nudi, che il mondo riservi squarci di bellezza, lapsus di pudore e sensibilità.</p>
<p>Serviva Cèline, infine, per uno spettacolo privo di pessimismo, senza storia, sgrammaticato.</p>
<p>“<em>Mi trovo bene solo in un grottesco ai confini della morte</em>”, scrisse a Léon Daudet, nazionalista monarchico, fondatore dell’Action Française: “<em>A tutto il resto sono insensibile</em>”.</p>
<p>Giocare alla morte insieme a lui. Questo abbiamo fatto, logorati dallo stesso tarlo.</p>
<p>Totò e la sua poesia<em> </em>sono<em> </em>il primo dei giochi. <em>La livella</em>. Un cimitero spoglio nel quale, in proscenio, schernire le pagliacciate litigiose dei vivi per cantare la serietà democratica degli spiriti defunti. Sullo sfondo, un guardiano che dispone e innaffia croci, e due maschere calliformi da commedia dell’arte (una pare proprio Arlecchino). Si divertono. Dissacrano. Fanno baccano. Fanno ciò che fanno le maschere, spiriti apotropaici, traghettatori di anime, connettori privilegiati fra gli inferi e il cielo. Le croci sghembe del guardiano, nel cimitero, ricordano quelle di Kantor.</p>
<p>È poi il turno di Bach e dei suoi violini. Sullo sfondo pre-tragico dei guizzi a corde, il secondo gioco è quello di una bambina bianca, che gioca appunto, ai pupazzi, a nascondino, all’armonia familiare, a memorie luttuose, alla provvidenza presunta, insieme a un compagno folletto, mischiando le proprie parole a quelle di Cèline, e mentre un dagherrotipo seppiato ritrae la freddezza del suo mondo affettivo. Immagine che svuota e delude l’unica speranza segreta: non morire soli.</p>
<p>La scena che cambia, che rimescola il teatrino delle rappresentazioni, conduce a Baudelaire, ai <em>Fiori del Male. </em></p>
<p>Anche di lui, come di Céline, serviva la presenza, per l’impasto di ironia e dolore che gli furono propri, per la sua idea di sacralità delle parole, da usare con la sapienza di una stregoneria evocatoria, e per quell’altra sua idea, di una bellezza impossibile senza una certa irregolarità nelle proporzioni. Infine, per il suo ritratto di una morte civetta e stravagante, che partecipa al ballo e cela lo scheletro sotto una veste d’ampiezza regale, agghindandosi con fazzoletto e guanti, scarpini infiocchettati e corone di fiori. Morte che, così camuffata, racconta un’officiante della gran festa, scherza e gioca al sabba del Piacere, non riconosciuta dai più, i mortali, e quando pure lo fosse, fuggita dai ballerini inferociti.</p>
<p><strong>Spettacolo in scena il 23 aprile 2010 ore 21.00</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Eugenio Barba &#8220;Bruciare la casa&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 09:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lina</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione del suo libro "Bruciare la casa (origini di un regista)"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>EUGENIO BARBA  presenta il suo libro</h3>
<h3>“<em>Bruciare la casa (Origini di un regista)</em> ”</h3>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-546" title="libro Eugenio" src="http://www.teatroridotto.it/spettacoli/wp-content/uploads/libro-Eugenio-691x1024.jpg" alt="libro Eugenio" width="291" height="430" /></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p>Quasi mezzo secolo dopo aver fondato l’Odin Teatret, lasciandosi alle spalle  con un modo diverso di fare teatro, una serie di spettacoli leggendari, l’ansia di un abbraccio tra tradizioni sceniche di più continenti, ma anche una preziosa quantità di scritti teorici, Eugenio Barba fa il punto della sua vita di creatore in un’opera esemplare di grande importanza storica. In <em>Bruciare la casa (Origini di un regista)</em> il maestro distilla la sua lunga esperienza operativa cominciando dai balbetii degli inizi per consegnarla a chi cerca un proprio teatro da fare, da immaginare, da sognare forse, teso a superare lo scontento nei riguardi dello spirito del tempo, e lo fa senza mai allontanarsi dalla concretezza dell’artigianato, quello di una drammaturgia che coinvolge l’intreccio delle azioni e dell’organizzazione fondendosi con la regia per arrivare a parlare in modo diretto e personale a ogni spettatore, in modo che ciascuno di loro riesca a vivere un suo spettacolo diverso. Dialogando coi grandi maestri scomparsi, parlando a volte al passato di sé come regista, l’autore appare deciso a non nascondere nessuno dei suoi tormenti al lettore, al quale consegna la propria esperienza senza veli, in modo che questa sua opera sconfini agilmente dal trattato scientifico al romanzo autobiografico, dalla morte del padre al suo ingresso alla scuola militare negli anni quaranta, dall’arrivo in Svezia in auto-stop alla esperienza di marinaio, dall’infanzia a Gallipoli all’incontro con Grotowski, partendo dal ricordo di quando da piccolo sognava “lo spettacolo che finisce con l’incendio”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>16 giugno ore 17.00</strong></p>
<p><strong>Ingresso Gratuito</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>INCONTRI</title>
		<link>http://www.teatroridotto.it/spettacoli/2009/11/23/incontri/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[fondo pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[16 giugno ore 17.00 Eugenio Barba , presentazione del suo libro "Bruciare la casa" 

21 marzo ore 15.30 INAUGURAZIONE de L'Orto dei Frutti Dimenticati dedicato a Claudio Meldolesi.

25 marzo ore 17.00   Instabili Vaganti, presentazione dello spettacolo "Stracci della memoria".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>16 giugno</strong> ore 17.00 <strong>Eugenio Barba</strong> presentazione del suo libro &#8220;Bruciare la casa&#8221; in collaborazione con il Centro Teatrale La Soffitta</p>
<p><strong>21 marzo </strong>ore 15.30 INAUGURAZIONE  de<strong> L&#8217;Orto dei Frutti Dimenticati</strong> <strong>dedicato a Claudio Meldolesi</strong> realizzato dal Teatro Ridotto in collaborazione con Odin Teatret, Coop Adriatica, Arci, Q. re Borgo Panigale.</p>
<p><strong>25 marzo</strong> ore 17.00  <strong> Instabili Vaganti</strong>, presentazione dello spettacolo &#8220;Stracci della memoria&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Dentro La Miniera dell&#8217;Attore &#8211; diretto da Lina Della Rocca</title>
		<link>http://www.teatroridotto.it/spettacoli/2009/11/23/dentro-la-miniera-dellattore-diretto-da-lina-della-rocca/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[fondo pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[11 / 15 novembre 2010 ore 17-21 costo 160€

Quello che si cerca in questo seminario non è tanto di 'insegnare' semplicemente delle tecniche, quanto di aiutare i partecipanti a ri-conoscere alcuni principi basici che regolano il 'bios' scenico dell'attore e il suo comportamento nel campo della ricerca pre-espressiva. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Dentro La Miniera Dell&#8217;attore &#8211; Seminario</h3>
<p><strong>11/15 novembre 2010, ore 17-21, costo 160€ </strong></p>
<p>Quello che si cerca in questo seminario non è tanto di &#8220;insegnare&#8221; semplicemente delle tecniche, quanto di aiutare i partecipanti a ri-conoscere alcuni principi basici che regolano il &#8220;bios&#8221; scenico dell&#8217;attore e il suo comportamento nel campo della ricerca pre-espressiva. La base del lavoro è costituita dall&#8217;adattamento di alcuni principi pratici di lavoro, sintetizzati in lunghi anni di ricerca, alle esigenze personali e alle possibilità dei partecipanti.</p>
<p>Il programma di lavoro comprende una esplorazione del &#8220;mondo pre-espressivo&#8221; dell&#8217;attore del quale il &#8220;training&#8221; è la manifestazione visibile. Il training fisico è costituito da differenti &#8220;forme-allenamento&#8221;, per così dire: la &#8220;Danza del vento&#8221;, il&#8221;Samurai&#8221;, la &#8220;Geisha&#8221;, il &#8220;Verde&#8221;, il &#8220;Lanciare e tirare&#8221; ecc., attraverso le quali si possono scoprire le diverse &#8220;qualità dell&#8217;energia&#8221; e i diversi modi di utilizzarla nello spazio. La &#8220;danza del vento&#8221; é un lavoro basato sulla proiezione dell&#8217;energia; attraverso di essa si cerca anche la leggerezza del corpo. Il &#8220;Samurai&#8221; é basato sull&#8217;energia forte; il &#8220;Lanciare e tirare&#8221; parte da esercizi tecnici precisi, con i quali si attraversano differenti &#8220;livelli&#8221; posturali del corpo: in questo modo si ottengono figure da esplorare per un uso drammaturgico. Il lavoro del seminario sarà integrato da una sezione sul lavoro vocale, che affronterà la ricerca dei &#8220;risuonatori&#8221; basici e dei diversi modi di utilizzare la voce.</p>
<p>Il seminario sarà condotto da Lina Della Rocca attrice del Teatro Ridotto. Come pedagoga ha lavorato nell&#8217;ambito di festival e progetti internazionali in Brasile, Cuba, Argentina,Venezuela,USA, Polonia, Italia. In Italia ha tenuto stage e dimostrazioni di lavoro presso l&#8217;Università di Bologna, l’ Accademia di Belle Arti di Bologna, l&#8217;Università la Sapienza Roma, la facoltà di Architettura dell&#8217;Università di Roma, l’Università di Urbino e l’Università di Viterbo, l’universita LUMSA di Roma, Conservatorio di L. D’ Annunzio di Pescara,l’Università di Chieti,l’Università di Cassino. E&#8217; stata inoltre una delle pedagoghe del progetto INCONTRO INTERNAZIONALE DI TEATRO LATINO-AMERICA /EUROPA che si é tenuto a Bologna nel 1992 con partecipanti provenienti da tutto il mondo, e pedagoga a Scilla (Calabria) nell&#8217;ambito della sessione del teatro Eurasiano diretta da Eugenio Barba nel giugno 1996,insieme ai membri del Progetto Il ponte dei venti.</p>
<h2>Lina Della Rocca</h2>
<p><a title="Lina della rocca - Il ponte dei venti" rel="clearbox" href="../../lina/01.jpg"><img src="../../pedagogia_files/linadellarocca_01tn.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Nata a Napoli, Lina Della Rocca, fondatrice del Teatro Ridotto, nel corso di venticinque anni di lavoro si è formata pedagogicamente in questo teatro, ha partecipato come attrice e pedagoga a tutti gli spettacoli e progetti realizzati dal gruppo. Con Iben Nagel Rasmussen (attrice all&#8217;Odin Teatret) fa parte del gruppo internazionale &#8220;Farfa&#8221; nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Ponte dei Venti&#8221;, fondato nel 1989. Fin dall’inizio gli incontri sono avvenuti in Danimarca, due di essi sono stati realizzati all’interno del Festuge a Holstebro dell’ambito del festival organizzato dal’Odin Teatret. Dal 1997 il gruppo si é aperto ad altre realtà, come Bahia (Brasile), Scilla (Italia), Bologna (Italia) presentando dimostrazioni di lavoro sull’allenamento dell&#8217;attore in via di sviluppo, tre montaggi spettacolari, e un concerto vocale.</p>
<p>Lina Della Rocca ha lavorato nell&#8217;ambito di festival e progetti internazionali in Brasile, Cuba, Argentina, Venezuela, USA, Francia, Polonia, Danimarca, Italia. In Italia ha tenuto stage e dimostrazioni di lavoro presso l&#8217;Università di Bologna, l’ Accademia di Belle Arti di Bologna, l&#8217;Università la Sapienza di Roma, la facoltà di Architettura dell&#8217;Università di Roma, l’Università LUMSA di Roma, l’Università di Urbino, l’Università di Viterbo, l’universita di Cassino, Conservatorio L. D&#8217;Annunzio di Pescara,l&#8217;Università di Chieti. E&#8217; stata inoltre una delle pedagoghe del progetto INCONTRO INTERNAZIONALE DI TEATRO LATINO-AMERICA /EUROPA che si é tenuto a Bologna nel 1992 con partecipanti provenienti da tutto il mondo, e pedagoga a Scilla (Calabria) nell&#8217;ambito della sessione del teatro Eurasiano diretta da Eugenio Barba nel giugno 1996,insieme ai membri del Progetto Il ponte dei venti. Nel 2002 fonda ,all’interno del Teatro Ridotto, il progetto il Filo Dei Venti di cui é la responsabile pedagogica. Tale progetto si caratterizza come una sorta di filiazione artistica del Ponte dei Venti e si pone come compito la trasmissione di un’esperienza e di un sapere teatrale ormai ventennale.</p>
<h3>Photo gallery</h3>
<ul id="gallery">
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<li></li>
</ul>
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		<title>Kassim Bayatly &#8220;Storia dell&#8217;Eremita&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'eremita che esce dal suo cerchio all'esterno con una danza circolare cosmica si trasforma in narratore...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Tre notti di mille e una notte</h3>
<p>Stare nella propria nicchia a meditare, essere perplesso della propria fede e varcare i limiti del proprio essere; poi uscire dalla nicchia verso il mondo, verso l&#8217;esterno, danzando per la propria liberazione una danza circolare, che porti ad unire l&#8217;essere con l&#8217;esistenza, varcando di là da tutte e due, fluttuando come una piuma sospesa, spinta da un calmissimo eterno vento.</p>
<p>E raccontare la storia dei pavoni, che nella mitologia rappresentano lo spirito, lo spirito vagante, fervido e semplice, in cerca di una dimora tranquilla.</p>
<p>L&#8217;eremita che esce dal suo cerchio all&#8217;esterno con una danza circolare cosmica si trasforma in narratore per narrare una favola delle Mille e una notte, che racconta la storia degli animali in fuga dagli animali dall&#8217;uomo astuto e insidioso. Tra gli animali c&#8217;è anche l&#8217;uomo che soffre dell&#8217;altro uomo tiranno. Una storia raccontata dal cuore che va verso il cuore.</p>
<p>L&#8217;eremita che tramite la sua trasformazione in narratore si moltiplica in diversi esseri  e si trova implicato nelle vicende della storia narrata, come un personaggio che raccoglie tutto presso di sè per ritornare poi alla propria nicchia, per cantare il suo dolore e suonare il tamburo rullante.</p>
<p>Il lavoro nasce da una ricerca culturale intorno alle forme spettacolari della civiltà musulmana. Lo spettacolo è costruito su un personaggio unico &#8211; moltiplicato &#8211; unico. E&#8217; un atto unico, e naturalmente e antinaturalistico, è di la dal conflitto psicologico e dall&#8217;immedesimazione naturalistica.</p>
<p>Il personaggio unico dello spettacolo è il prolungamento dell&#8217;essere vivente. E&#8217; una finzione dichiarata di rito. Non sussiste distacco tra lo spazio scenico e lo spazio dello spettatore, non sussiste il tempo immaginario e un tempo reale: è un mondo unito tra il reale e la finzione, tra il sacro e il mondano, tra il vero e l&#8217;artificiale.</p>
<p>Lo spettatore è presente per completare la scena;  la sua presenza è una partecipazione completa: esiste con tutti i suoi cinque sensi,</p>
<p>La vista : le candele che ardono consumandosi per illuminare la vista dello spettatore.</p>
<p>L&#8217;olfato: l&#8217;odore dell&#8217;incenso profumo di un mondo impalpabile.</p>
<p>Il gusto: gustare dolci esotici dell&#8217;oriente festoso.</p>
<p>L&#8217;udito: ascoltare musica rituale penetrante.</p>
<p>Il tatto: accogliere calorosamente lo spettatore facendolo sedere su tappetti.</p>
<p>Tutto ciò da il piacere di vivere una serata calorosa e fantastica, ma al tempo stesso intende spingere a meditare e a riflettere sul mondo dell&#8217;essere e della esistenza tramite la cultura mussulmana.</p>
<p>Lo spettacolo è un tessuto ricamato col buio, il silenzio, i suoni del tamburo, la danza delle parole, in uno spazio profumato da incensi e illuminato da candele e luce artificiale, che accoglie lo spettatore per vivere un orizzonte invisibile della cultura musulmana.</p>
<p><strong>Spettacolo  in scena il 21 marzo 2010 alle ore 21.00, ingresso 10,00 €.</strong></p>
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		<title>Instabili Vaganti, &#8220;Stracci della Memoria&#8221;.</title>
		<link>http://www.teatroridotto.it/spettacoli/2009/11/23/teatro-tascabile-amor-sacro-amor-profano/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Stracci, brandelli di testa, di carne, di pensiero, di ricordi. Elementi di un mondo in frantumi che cerca di ricomporsi ma non può.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>2009<br />
International performing Arts project Rags of memory</p>
<p><span>Stracci, brandelli di testa, di carne, di pensiero, di ricordi.<br />
Elementi di un mondo in frantumi che cerca di ricomporsi ma non può.<br />
Cerca l’unità nella totalità delle arti ma si scontra contro la fatiscenza delle strutture predisposte all’arte stessa, contro la logica del potere e dell’economia, sfilandosi in innumerevoli frammenti.<br />
Frammenti fotografici, performativi, artistici che sbattono nella testa di chi li genera, che si muovono impazziti prendendo la forma di brandelli d’arte dispersa in ogni luogo. Il tentativo è quello della ricongiunzione.<br />
Tutto rimbalza nel contenitore della mente che custodisce e conserva per trasformare in visione ciò che la memoria ha trasfigurato. .<br />
Sensazioni che attraversano il corpo lasciandoli patire, attraverso la propria carne, la sofferenza del vivere in disaccordo con ciò che gli antichi miti possiedono.<br />
Azioni che si caricano di significati simbolici e ancestrali espresse nella contemporaneità dei mezzi a nostra disposizione.<br />
Un  progetto delirante in continuo anelito verso l’unita attraverso la scomposizione.</p>
<p>La scena si struttura in uno spazio che assume il valore simbolico di giardino sacro: uno spazio ed un tempo sospesi, scanditi dalla lenta gestualità del performer e dal sonno-morte di una sposa.<br />
Una voce intona un canto che innesca l’azione reale e video proiettata, in un gioco di trasparenze che rimandano ai veli dell’abito della sposa. L’uomo sembra celebrare un rito avente l’acqua come elemento vivificante. Il corpo dell’attore si fonde con il video attraverso la sua stessa ombra. Una trasparenza nella quale l’occhio finisce per perdersi, non riuscendo più a scindere con certezza i vari piani su cui immagini, ombre e corpi si manifestano. Ha inizio così un’azione in cui il corpo si riappropria della sua energia materica e della pienezza dei suoi ricordi che si concretizzano in parole. Con questi gesti l’uomo riacquista la propria memoria, risvegliata dal liquido che, come quello amniotico, attraversa le membra riportandole in vita dal letargo del tempo. I movimenti degli attori, separati dallo spazio-tempo della videoproiezione, appaiono intimamente connessi tra loro, avvengono in sincronia seguendo un percorso che porta al risveglio del corpo.<br />
Le proiezioni di un corpo rosso fermano l’istante della contorsione, trattengono il momento della sofferenza che esplode nel corpo. L’estetica del corpo nudo, svelato nella sua essenza vitale, rossa, di carne e sangue rivela un corpo sacrificato che rinasce a nuova vita, quella dell’arte.<br />
Canti del passato, una voce roca, un uomo incappucciato.<br />
Il lutto fa il suo ingresso, il rito fa il suo ingresso, come elemento fondante della vita e non come sterile memoria di qualcosa in disuso. Antiche lamentazioni affiorano nel presente: l’esigenza di una nuova ritualità comincia ad apparire nel sogno e resta in sospensione.</p>
<p>Il tema della memoria sviluppato nell’opera si propone il difficile compito di inserire la dimensione del tempo all’interno dell’opera d’arte e, per far ciò, ho tratto ispirazione da alcuni passi de “Il tempo ritrovato”di M. Proust in cui la memoria dell’uomo diventa memoria dell’umanità e in cui gli uomini vengono descritti come giganti immersi negli anni. Essi occupano un posto molto più grande rispetto a quello riservato loro nello spazio, tanto da farne accrescere il corpo come se poggiasse su trampoli dai quali è possibile vedere l’intera strada percorsa. Il tempo si concretizza in spazio e si dilata tanto da racchiudere non soltanto lo spazio di un intera vita ma dell’intera umanità, gettando un ponte tra il presente e il passato attraverso la memoria.<br />
Il ricordo trova la sua giustificazione d’essere fino a quando è presente una coscienza in grado di evocarlo e di conseguenza di renderlo nuovamente attuale, libero dall’oblio della morte, ma ogni nuova evocazione comporta una deformazione dell’azione originale. L’assenza di chi non c’è più genera nuova presenza attraverso il ricordo. L’oscurità simbolica segna lo stato della vedovanza e si trasfigura nell’oscurità della terra la quale, nella Prima Materia alchemica, trova la sua premessa necessaria per la trasformazione in nuova forma di vita.<br />
L’essenza maschile rinasce rigenerata, come nell’antica mitologia pagana.<br />
La figura femminile, con la propria voce scandisce il rito rigenerativo, è vicina alla Grande Madre pagana, all’icona cristiana dell’Addolorata e all’immagine popolare della vedova. Il coro amplifica il lamento.</span></p>
<p><em>Riferimenti drammaturgici:<br />
M. Proust, Il tempo ritrovato.<br />
J. Milton, Paradiso perduto.<br />
T.S. Eliot, Terra desolata<br />
G. Pascoli, Ad una morta<br />
II cantico dei cantici<br />
Canti di tradizione popolare</p>
<p>Regia<br />
Anna Dora Dorno<br />
Drammaturgia<br />
Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola<br />
Performer<br />
Anna Dora Dorno, Nicola Pianzola<br />
Musica<br />
Andrea Vanzo<br />
Video<br />
Salvatore Laurenzana<br />
Foto artistiche<br />
Francesca Pianzola<br />
Installazione<br />
Anna Dora Dorno, Luana Filippi, Nicoletta Casali<br />
Produzione<br />
Instabili Vaganti<br />
In collaborazione con<br />
Grotowski Institute of Wroclaw (Polonia)<br />
Hooyong Performing arts centre (Corea del sud)<br />
Con il supporto di<br />
EU, Youth in action programme.<br />
Istituto di cultura italiana di Cracovia (Polonia).<br />
regione Emilia – Romagna<br />
Comune di Bologna<br />
Con il patrocinio di:<br />
Univrsità degli studi di Bologna, Dipartimento Musica e spettacolo<br />
</em></p>
<p><strong>Spettacolo in scena il 26 Marzo 2010  alle ore 21.00, ingresso 10,00 €.</strong></p>
<h3><strong>NOTE</strong></h3>
<p><span>Fondata nel 2004 a Bologna dalla regista e attrice Anna Dora Dorno e dall&#8217;attore Nicola Pianzola</span></p>
<p><span>La compagnia teatrale Instabili Vaganti basa la sua ricerca sulla volontà di indagare il teatro come forma d’arte totale e l’attore nella sua interezza.<br />
Seguendo questo intento la compagnia ha sviluppato un metodo di ricerca in cui le azioni fisiche dell’attore, dialogano con il testo e con differenti forme artistiche e tuttavia mantengono la loro centralità, dando vita ad una drammaturgia delle azioni che affianca quella delle parole. Il testo non è più protagonista assoluto ma uno dei fili che formano un tessuto complesso in sui si intrecciano differenti forme espressive. Parole, immagini, musica e movimento dell’attore in scena si integrano al fine di creare un opera d’arte “totale” e sinestetica. Al lavoro di ricerca sull’organicità del movimento e della parola si affianca anche quello di composizione musicale e scrittura scenica, nel tentativo di formare un complesso ed unico organo vitale in cui l’attore incarna la capacità evocatrice del fare poetico, affermando la propria centralità fisica ed emotiva.<br />
Il fine perseguito è quello di creare un linguaggio capace di trasmettere contenuti e significati mediante una comunicazione poliedrica e stratificata in base a livelli diversi e diversificati di comprensione. Un linguaggio “popolare” in chiave sofisticata e poetica che vuole farsi custode della tradizione, sotto forma di esperienza acquisita, ma anche spezzarne le regole attraverso la contaminazione artistica e i nuovi media.<br />
La compagnia svolge un’intensa attività di produzione di spettacoli e performances e basa la propria ricerca su un continuo processo di autoformazione e aggiornamento svolgendo un training fisico e vocale quotidiano e confrontandosi con tecniche provenienti dal circo, dalla danza, dalla performance musicale e dalle arti visive. Essa opera inoltre nel settore formativo e di diffusione della cultura teatrale.</span></p>
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		<title>Teatro Ridotto, &#8220;Farfalle&#8221;.</title>
		<link>http://www.teatroridotto.it/spettacoli/2009/11/23/teatro-ridotto-farfalle/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Per i 90 anni di Tonino Guerra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="content_col_dx">
<h3>Quasi un recital per Tonino Guerra. Dedicato a Renzo Vescovi e Fabrizio Cruciani.</h3>
<p><img class="alignright size-full wp-image-122" title="disegno_toninoguerra" src="http://www.teatroridotto.it/spettacoli/wp-content/uploads/disegno_toninoguerra.jpg" alt="disegno_toninoguerra" width="250" height="319" />Farfalle é uno spettacolo simile ad un concerto vocale con azioni teatrali, si avvale di testi di Tonino Guerra trasformati in canti; é composto altresì da suoni della natura riprodotti senza artifici tecnologici (il vento, il mare, la pioggia, gli uccelli, le rane, le cicale) in un contesto tipicamente agreste.</p>
<p>Come dice di Tonino Guerra il poeta Roberto Roversi &#8220;lui é il solo scrittore italiano che fa sentire il rumore delle foglie che cadono&#8221;. Allo stesso modo lo spettacolo vuole far percepire il rumore dell&#8217;anima che é insito nelle cose che accadono.</p>
<p>&#8220;Le cose che avvengono mentre si vive si traducono in uno stupore pieno di malizia e di gioia che senti aggressiva; in un amore che é previsione -quindi non soltanto curiosità- per le cose che devono ancora venire o accadere; in una ironia dentro alla quale il vero dolore si stempera bruciando come nei greci antichi; in una tensione nevrotica a comunicare le esperienze attraverso i noduli di un raccontare continuo che riempie la fantasia con la realtà&#8221; (Roberto Roversi).</p>
<p>Lo spettacolo é un omaggio e un atto d&#8217;amore verso &#8220;lo scrivere&#8221;, che non si limita a riprodurre la realtà ma che contribuisce a costruire un universo fantastico.</p>
<p><em>&#8220;C&#8217;é un tempo bellissimo, tutto sudato, una stagione ribelle; l&#8217;istante in cui scocca l&#8217;unica freccia che arriva alla volta celeste e trafigge le stelle&#8221;.<br />
Ivano Fossati</em></p>
<p><strong>Spettacolo in scena il 16 Marzo 2010 alle ore 21.00, ingresso 10,00 €.</strong></div>
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